Afragola, rubano il cellulare delle vittime per coprire abusi sessuali. Coinvolti due frati

(www.rainews24.it) – Arrestate sei persone nell’ambito di indagini su una rapina. Uno dei frati avrebbe dato mandato di eseguire il furto di cellulari in cui erano memorizzate “immagini e chat imbarazzanti che avrebbero potuto creare seri problemi”

Questa mattina i Carabinieri della Stazione di  Afragola hanno dato esecuzione a una misura cautelare della custodia  in carcere emessa dal Tribunale di Napoli Nord nei confronti di sei  persone per rapina aggravata in concorso e violenza sessuale. Il  provvedimento cautelare costituisce l’epilogo di una attività di indagine avviata ad aprile scorso dopo la denuncia presentata da due uomini residenti ad Afragola vittime di una rapina commessa da due  uomini con i volti coperti e armati di mazze e coltello, che dopo aver fatto irruzione nella loro abitazione, sfondando la porta di ingresso, si erano impossessati di un telefono cellulare e tentato invano di  impossessarsi anche di un altro telefono dandosi poi alla fuga. Le  indagini hanno consentito di identificare in breve tempo gli autori della rapina e di accertare sia i loro mandanti che il movente.  Diverse le anomalie del colpo, ricondotto dalle vittime a pregressi  rapporti con alcuni frati del territorio campano e ad abusi e violenze sessuali subite. Sulla base delle dichiarazioni rese venivano attivate operazioni di intercettazione telefonica e acquisite le immagini dai  sistemi di video sorveglianza presenti lungo il percorso seguito dai  rapinatori indicato dettagliatamente dalle vittime. 

Le indagini

Le indagini hanno  permesso di accertare il contesto in cui era maturata la rapina e di  acquisire riscontri alle dichiarazioni rese dalle vittime anche sulle  violenze sessuali subite all’interno di alcuni monasteri tra i quali  la Basilica di Sant’Antonio di Afragola nonché di svelare il motivo  per il quale i rapinatori avevano rubato esclusivamente il telefono  cellulare e non anche altri oggetti e denaro pur presenti  nell’abitazione. Dalle intercettazioni è emerso che la rapina era  stata commessa per sottrarre alle due vittime i telefoni in cui erano  memorizzate immagini e chat imbarazzanti che avrebbero potuto creare  seri problemi ad alcuni frati dei monasteri in cui avevano lavorato le vittime. Non solo. A dare il mandato per compiere la rapina sarebbe  stato il parroco di Afragola. Acquisita, nel corso dell’attività  investigativa, una lettera scritta dagli avvocati delle vittime della  rapina e diretta ai frati superiori con la quale, nel sollecitare il  pagamento delle somme relative alle prestazioni lavorative eseguite  nei monasteri fino a quel momento non corrisposte, si faceva  riferimento anche a rapporti sessuali subiti dalle vittime in cambio  di assistenza di carattere sociale (abiti, alimenti e quant’altro  necessario alla loro sopravvivenza) e lavorativa (assicurando loro un  impiego retribuito in ogni luogo di culto in cui i due frati si  trovavano a svolgere le proprie funzioni religiose. Tra gli arrestati  un frate che, spinto dal forte timore di affrontare le conseguenze di  una denuncia sporta dalle vittime delle violenze supportata da chat,  video e messaggi, si era rivolto a suoi conoscenti per sottrarre i  telefoni alle vittime.

L’arcivescovo di Napoli sospende il parroco di Afragola

“E’ con molto dolore che ho avuto notizia questa mattina dell’arresto di due frati minori della provincia napoletana, di cui uno operante nel territorio diocesano. Il dispiacere e la tristezza non sono causati soltanto nell’apprendere delle infelici vicende in cui i due frati sono implicati, ma dallo smarrimento e dal turbamento che tale notizia provochera’ nel cuore dei fedeli della parrocchia, in cui uno dei due svolgeva il ministero di parroco, e dell’intera comunità diocesana ferita da quanto accaduto”. E’ quanto afferma in una nota l’arcivescovo metropolita di Napoli, Domenico Battaglia, che spiega di aver “immediatamente provveduto a sospendere dal suo ministero” il parroco della Basilica Pontificia di Sant’Antonio da Padova, coinvolto nell’indagine.

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