Nuovi sviluppi nell’inchiesta sull’attentato ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci. A parlare, in un’intervista telefonica esclusiva al Tg1, è Gomes Clesio Tavares, collaboratore e socio di Valter Lavitola, attualmente indagato nell’ambito delle indagini.
Tavares respinge l’ipotesi di una fuga dopo l’esplosione dell’ordigno e sostiene che la sua permanenza in Camerun sia dovuta esclusivamente a motivi lavorativi. «Avevo già acquistato il biglietto e sarei dovuto rientrare giovedì», racconta. «Poi ho parlato con il mio legale, che mi ha consigliato di restare. Mi ha spiegato che, viste le circostanze, avrei potuto avere problemi a rientrare in Camerun, dove sto seguendo un’attività che non posso interrompere».
L’uomo riferisce anche di aver avuto un ultimo contatto con Valter Lavitola dopo l’avvio dell’inchiesta. Secondo il suo racconto, l’imprenditore gli avrebbe scritto un messaggio informandolo dell’intervento di polizia e carabinieri e invitandolo a interrompere ogni comunicazione tra loro.
Nel corso dell’intervista, Tavares ha inoltre commentato la fotografia pubblicata dal Fatto Quotidiano, nella quale appare insieme ad Antonio Passariello e Pellegrino D’Avino, indicati dagli investigatori come presunti esecutori materiali dell’attentato e arrestati alla fine di giugno.
«Li conosco», ha confermato. «Con Pellegrino ho lavorato nel settore della sicurezza diversi anni fa. Quando avevo bisogno di personale per alcuni servizi mi rivolgevo a loro, perché ci conoscevamo già». Tavares ha quindi ricondotto quei rapporti esclusivamente all’ambito professionale.
Le indagini sull’attentato proseguono per chiarire ruoli e responsabilità dei soggetti coinvolti. Le dichiarazioni rilasciate da Tavares rappresentano la sua versione dei fatti e saranno valutate dagli inquirenti nell’ambito dell’inchiesta ancora in corso.








