ROMA – Il Governo Meloni accelera sulla linea della fermezza e approva in Consiglio dei Ministri un nuovo provvedimento che riscrive le regole della giustizia minorile. La misura centrale del disegno di legge riguarda la presunzione di imputabilità per i ragazzi tra i 14 e i 18 anni: una svolta giuridica che ribalta l’impostazione attuale dell’ordinamento italiano.
Fino ad oggi, la capacità di intendere e di volere di un minore andava dimostrata e accertata dal giudice caso per caso. Con il nuovo testo, la responsabilità penale dell’ultraquattordicenne viene invece data per presupposta, trasferendo alla difesa l’onere di provare l’eventuale incapacità del ragazzo al momento del fatto.
Nordio e Meloni: “Nessun inasprimento, ma basta alibi”
In conferenza stampa, il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ci tiene a chiarire i contorni tecnici della misura:
“Non abbiamo abbassato la soglia dei 14 anni per l’imputabilità né inasprito le pene edittali. L’intervento riguarda la presunzione della capacità di intendere e di volere. Si tratta di un’inversione dell’onere della prova pensata per facilitare le indagini di fronte a un fenomeno di delinquenza giovanile molto diverso, per quantità e qualità, rispetto all’epoca del Codice Rocco.”
Sulla stessa lunghezza d’onda la Premier Giorgia Meloni, che in un videomessaggio rivendica il valore educativo del rigore:
“Chi aggredisce, rapina o devasta deve pagare sempre, anche se ha 15 o 16 anni. Questa norma serve a colpire chi sfrutta i giovanissimi, ma anche quei ragazzi che pensano di essere intoccabili. La fermezza da sola non basta e stiamo investendo su scuola, sport e riqualificazione delle periferie, ma la presenza dello Stato non può prescindere dalla responsabilità individuale.”
La reazione delle opposizioni: “Solo propaganda e deriva autoritaria”
L’approvazione del ddl ha scatenato una dura reazione da parte delle forze di opposizione, che accusano l’esecutivo di voler affrontare un tema complesso solo con la chiave della repressione.
- Partito Democratico: Per Matteo Mauri (responsabile Sicurezza del PD), il provvedimento finisce per “criminalizzare un’intera generazione invece di investire su prevenzione, educazione e servizi sociali”. Sulla stessa linea la capogruppo alla Camera Chiara Braga, che parla di una scelta d’immagine pensata per cogliere il consenso della pancia del Paese.
- Alleanza Verdi e Sinistra: Angelo Bonelli parla aperto di “deriva autoritaria”, ricordando come l’inasprimento delle pene penali per i giovanissimi rischi di trasformare le carceri in vere e proprie “scuole di criminalità”.
- Italia Viva: Matteo Renzi definisce il ddl “un attestato di fallimento”, accusando il Governo di rincorrere costantemente gli episodi di cronaca con nuove leggi proclama senza risolvere l’emergenza sicurezza.
Save the Children: “Non serve limitare la discrezionalità dei giudici”
A criticare l’impianto della norma è anche Save the Children, che invita a non omologare la giustizia minorile a quella degli adulti. L’organizzazione sottolinea come i dati ufficiali mostrino già un drastico calo delle sentenze di non luogo a procedere per immaturità (passate da 256 nel 2004 a sole 60 nel 2024):
“L’imputabilità automatica rischia di trasmettere un messaggio fuorviante. Di fronte a un reato commesso da un adolescente occorre chiedersi cosa sia mancato prima a livello familiare, scolastico e sociale. Penalizzare i percorsi educativi senza aggredire le cause della violenza non rende la società più sicura.”









