Il cardinale Camillo Ruini è morto all’età di 95 anni dopo una lunga malattia. Figura di primo piano della Chiesa cattolica italiana, ha segnato in modo profondo il rapporto tra istituzioni ecclesiastiche e vita politica soprattutto tra gli anni ’90 e i primi anni 2000.
Nato a Sassuolo nel 1931, Ruini fu ordinato sacerdote nel 1954 e si formò tra filosofia e teologia alla Pontificia Università Gregoriana. Dopo anni di insegnamento e servizio pastorale, entrò progressivamente nei ruoli di vertice della Chiesa italiana, fino alla nomina episcopale voluta da Giovanni Paolo II.
Nel 1991 divenne cardinale e presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), incarico che mantenne fino al 2007. In quegli anni guidò la Chiesa italiana in una fase di forti cambiamenti sociali e culturali, intervenendo con decisione nel dibattito pubblico su temi etici come famiglia, bioetica e fine vita. Tra le iniziative più note del suo mandato si ricorda anche il Family Day del 2007.
Accanto al ruolo nella CEI, fu vicario generale del Papa per la diocesi di Roma e arciprete della basilica di San Giovanni in Laterano, contribuendo a consolidare la sua posizione di riferimento nel panorama ecclesiale.
Negli ultimi anni aveva ridotto progressivamente la sua attività pubblica a causa delle condizioni di salute, segnate da diversi ricoveri e da un generale indebolimento fisico, pur mantenendo lucidità e interesse per le vicende della Chiesa e della società.
La sua scomparsa chiude la parabola di una delle figure più influenti del cattolicesimo italiano contemporaneo, capace di lasciare un’impronta duratura nel dialogo tra fede e politica nel Paese.








