Mario Adinolfi ha respinto tutte le accuse durante l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma. L’ex parlamentare e fondatore del movimento Il Popolo della Famiglia, agli arresti domiciliari dalla scorsa settimana, è indagato nell’ambito di un’inchiesta che ipotizza i reati di truffa aggravata, evasione fiscale, abusivismo finanziario ed esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio.
Assistito dagli avvocati Pablo De Luca e Riccardo Di Lorenzo, Adinolfi ha fornito la propria versione dei fatti, negando di aver messo in atto qualsiasi raggiro ai danni degli investitori.
«Non sono un lestofante, non ho mai truffato nessuno», avrebbe dichiarato nel corso dell’interrogatorio, sostenendo che l’attività contestata fosse conosciuta da tutti i partecipanti e che riguardasse un sistema di scommesse collettive basato sul poker e su altre attività di gioco.
La difesa ritiene inoltre che la misura cautelare degli arresti domiciliari, aggravata dall’obbligo del braccialetto elettronico, sia sproporzionata rispetto ai reati contestati. Per questo motivo è stata presentata al Gip un’istanza di revoca della misura, sulla quale il giudice si pronuncerà dopo aver acquisito il parere della Procura.
Secondo gli avvocati, Adinolfi è da anni un noto appassionato di poker e la sua attività era ben conosciuta nell’ambiente. La difesa evidenzia inoltre che, in oltre trent’anni, non sarebbero mai emerse segnalazioni per operazioni finanziarie sospette da parte degli istituti bancari o dell’Agenzia delle Entrate.
Nel corso dell’interrogatorio, Adinolfi ha spiegato che al progetto denominato “Scommessa collettiva” avrebbero aderito circa novanta persone, tra cui professionisti e figure di rilievo. A suo dire, tutti i partecipanti erano pienamente consapevoli del funzionamento dell’iniziativa e affidavano il denaro in maniera volontaria, accettando il rischio legato alle scommesse.
L’ex parlamentare ha inoltre sostenuto che molti aderenti avrebbero ottenuto guadagni superiori agli importi investiti, citando anche il caso di una partecipante che, a fronte di un investimento di 30 mila euro, avrebbe ricevuto 50 mila euro. Da qui la sua convinzione che le denunce siano arrivate soltanto da chi avrebbe subito perdite.
Di diverso avviso la Procura di Roma, che insieme alla Guardia di Finanza contesta ad Adinolfi di aver raccolto milioni di euro promettendo rendimenti derivanti da scommesse sportive e attività di gioco, causando un danno economico stimato in circa 4,7 milioni di euro ai denuncianti.
L’indagine è ancora nella fase preliminare e le accuse dovranno essere accertate nel corso del procedimento. Nel frattempo il Gip è chiamato a decidere se confermare o revocare la misura cautelare richiesta dalla Procura.










