Maxi-sequestro ad Amazon, “controllo digitale su lavoratori in appalto”

(www.rainews24.it) – Inchiesta della Procura di Milano per somministrazione illecita di manodopera e frode fiscale. Indagati tre dirigenti e una filiale italiana della multinazionale, che assicura: rispettiamo le leggi e collaboriamo con le autorità

La Guardia di Finanza, su mandato della Procura di Milano, ha sequestrato 121 milioni ad Amazon Italia Transport, società controllata dalla multinazionale statunitense del commercio elettronico. Ora si attende la convalida da parte del giudice per le indagini preliminari (gip). Sono inoltre in corso perquisizioni a Milano e Torino a carico di persone e società coinvolte. Risultano indagati tre dirigenti e la stessa società.

L’inchiesta, analoga ad altre recentemente aperte dai magistrati meneghini su società di logistica e distribuzione,  si concentra sui cosiddetti “serbatoi di manodopera”, ossia un presunto sistema attraverso il quale grandi aziende si garantiscono “tariffe altamente competitive” sul mercato “appaltando” per i loro servizi di logistica la manodopera a cooperative, consorzi e società “filtro” in modo irregolare, con annesso “sfruttamento del lavoro“. Le vicende emerse dalle indagini riguardano “transumanze” di personale da una all’altra di queste società intermedie, per le quali formalmente lavoravano, con conseguenti perdite di contributi previdenziali e assistenziali. 

 Ricostruendo “la ‘filiera della manodopera’, è stato rilevato che i rapporti di lavoro con la società committente sono stati ‘schermati’ da società ‘filtro’ che a loro volta si sono avvalse di diverse società cooperative (società ‘serbatoio’), che hanno sistematicamente omesso il versamento dell’Iva, nonché degli oneri di natura previdenziale e assistenziale”, scrive  il procuratore di Milano Marcello Viola. Le indagini “hanno a oggetto il fenomeno della somministrazione illecita di manodopera” e le ipotesi investigative riguardano “una complessa frode fiscale derivante dall’utilizzo, da parte della beneficiaria finale”, ossia Amazon Italia, “del meccanismo illecito di fatture per operazioni giuridicamente inesistenti a fronte della stipula di fittizi contratti di appalto per la somministrazione di manodopera, in violazione della normativa di settore, che ha portato all’emissione e al conseguente utilizzo dei falsi documenti”.

Amazon: rispettiamo le leggi e collaboriamo con le autorità

“Rispettiamo tutte le leggi e le normative vigenti in ogni paese in cui operiamo e richiediamo che le aziende che lavorano con noi facciano lo stesso”. Questa la posizione di Amazon, poche ore dopo che l’inchiesta è diventata di dominio pubblico. “Abbiamo definito – prosegue la società – standard elevati sia per noi che per i nostri fornitori, e abbiamo un codice di condotta che i fornitori devono rispettare per poter lavorare con noi. Continueremo a collaborare prontamente con le autorità competenti nel corso dell’indagine”, aggiunge la multinazionale

 “Un’eterodirezione digitale”

 Il “meccanismo fraudolento è tutt’ora in atto, con rilevantissime perdite per l’erario e situazioni di sfruttamento lavorativo che perdurano, a tutto vantaggio di Amazon Italia Transport srl”, si legge nel decreto di sequestro firmato dai pubblici ministeri Paolo Storari e Valentina Mondovì. La presunta frode, attraverso la “somministrazione illecita di manodopera”, sarebbe stata commessa, stando alle imputazioni, tra il 2017 e il 2022, con effetti anche sulle “dichiarazioni Iva” del 2023. Emerge, scrivono ancora i pm, “un sistema piramidale con all’apice Amazon Italia Transport srl nella gestione del servizio di trasporto e consegna cosiddetto ‘di ultimo miglio’ in apparenza affidato a enti fornitori, realizzato a vari livelli attraverso la concatenazione di contratti di appalto o di trasporto ed il coinvolgimento di diversi soggetti quali ‘serbatoi di primo livello’ e ‘serbatoi di secondo livello'”. Amazon Italia Transport srl, “attraverso i propri dispositivi tecnologici, esercita poteri direttivi organizzando di fatto l’attività complessiva di distribuzione e consegna merci, compresa quella relativa alla cosiddetta consegna ‘di ultimo miglio’ in apparenza appaltata” a fornitori, “esercitando direttamente nei confronti dei singoli corrieri, formalmente dipendenti dai sopra citati fornitori, i poteri specifici del datore di lavoro”, anche nel “controllo del loro operato”. Una “eterodirezione digitale“, sintetizzano i pm.

Le “singole società affidatarie del servizio di consegna”, ossia quelle per cui formalmente lavorano i corrieri, “non dispongono nello svolgimento dell’attività di alcun potere discrezionale, in quanto i lavoratori non possono che interloquire costantemente solo con il dispositivo informatico loro in uso, dotato di un software gestionale di proprietà Amazon, con cui sono impartite le concrete direttive operative per effettuare l’attività di consegna”. I software “e i relativi dispositivi elettronici, messi a disposizione da Amazon”, si legge ancora, “sono studiati e impostati al fine di massimizzare la produttività e raggiungere la maggior quantità possibile di passaggi, non lasciando all’appaltatore, o comunque all’affidatario del servizio di consegna di ultimo miglio, alcuna discrezionalità operativa, residuando per esso unicamente poteri accessori, quali l’assegnazione di ruoli, l’organizzazione dei turni, il pagamento delle retribuzioni”.

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