Opposizioni in piazza contro il voto del premiariato

(Rainews24.it)- Per la rima volta le opposizioni sono riuscite a organizzare insieme una manifestazione, ma non hanno colto l’occasione per la foto-simbolo. 

Al Senato c’è appena stato il via libera al Premierato e alla Camera c’è stata un’accelerata all’Autonomia. Mentre in Parlamento accade tutto questo, in piazza Santi Apostoli a Roma convergono Pd, M5s, Alleanza Verdi-Sinistra, Più Europa

Parole d’ordine: “Uniti si può vincere questa destra” e “fermeremo queste riforme”. Le scandiscono più o meno tutti. I destinatari del messaggio hanno nomi, cognomi e ruoli precisi: la premier Giorgia Meloni e i suoi vice Matteo Salvini e Antonio Tajani a destra. E poi il segretario di Azione Carlo Calenda e il presidente di Iv Matteo Renzi, che alla piazza hanno detto “no grazie”. A Santi Apostoli è tutto un abbraccio e un sorriso fra leader che, fino a prima delle europee, all’occorrenza non se le sono mandate a dire: Elly Schlein e Giuseppe Conte, e poi Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli, Riccardo Magi. Il punto di partenza dell’alleanza progressista è la guerra a due riforme che però vanno veloci e procedono senza troppi intoppi. 

“Mi appello a tutte le forze di opposizione: basta divisioni – dice Schlein – Teniamoci strette le differenze, che sono importanti se riusciamo a metterle a valore. È un passaggio cruciale della storia italiana e europea. Facciamoci trovare pronti, uniti e compatti. È importante essere qui come forze di opposizione, realtà politiche, sociali e associative, cittadini. Insieme per impedire di stravolgere la nostra costituzione. Li fermeremo insieme, li dobbiamo fermare”. E non finisce qua: “Non è la prima e non sarà l’ultima piazza – dice la segretaria – La prossima volta ci sarà una piazza più grande. Consideriamoci tutti mobilitati in maniera permanente”. C’è anche qualche nota a margine: ogni area del Pd è rappresentata, anche quelle meno indulgenti con la segretaria. Per dire, c’è anche il governatore campano Vincenzo De Luca, che col Pd non è sempre stato tenero. 

Giuseppe Conte arriva con il suo deputato Leonardo Donno, che alla Camera è stato aggredito dopo aver mostrato il tricolore. Lo porta anche sul palco e Donno s’infervora: “Se il tricolore è una provocazione sventoliamolo più forte”. Applausi. Il colpo d’occhio è da piazza piena. Il palco è stato allestito a metà: di fronte c’è la folla, dietro più o meno uguale, fra parlamentari, curiosi, persone che non hanno trovato posto davanti. Gli spazi hanno cominciato a riempirsi di bandiere mezz’ora prima dell’inizio, specie con quelle del M5s. E allora l’organizzazione Pd ha distribuito anche le sue. E poi bandiere dell’Italia, dell’Europa, della pace. In attesa dei comizi ogni tanto scatta un “Bella ciao”. Conte arriva e rassicura: “La nostra collocazione nel campo progressista non è in dubbio”. E poi rincara: “La nostra risposta è forte e unitaria, è un: non passeranno”. Schlein dal palco scandisce: “L’unità ci dà la forza per manifestare insieme. Non permetteremo a questa destra di stravolgere la Costituzione”. E poi come Conte: “No al premierato e all’autonomia differenziata. Non li faremo passare. Sì alla difesa della Costituzione e dell’Italia antifascista”. Riccardo Magi invoca il referendum: “Siamo sicuri di raccogliere milioni di firme da parte dei cittadini che non vogliono le riforme plebiscitarie”. Nicola Fratoianni dà la carica: “Lo dico qua: battere la destra è possibile. È un formidabile programma politico. Serve generosità, umiltà e unità”. E Bonelli attacca Meloni e la destra: “Siete la vergogna dell’Italia”. Sul palco salgono in tanti. Anche il presidente dell’Anpi Gianfranco Pagliarulo, che non è ottimista: “Premierato e autonomia differenziata sono una vendetta contro la Costituzione antifascista. Verranno tempi duri, siamo in piena notte”. 

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