Il 18enne romano avrebbe via chat fornito indicazioni a Prospero su come togliersi la vita. Incastrato dalle drammatiche conversazioni su Telegram
Scartata l’idea di impiccarsi, o farla finita in modi nei quali aveva paura di provare dolore, Andrea Prospero aveva ordinato su Telegram l’ossicodone e le benzodiazepine da usare per suicidarsi. Le aveva ricevute con due diverse consegne e poi si era chiuso nella casa di via del Prospetto a Perugia. Ed è da lì che la mattina del 24 gennaio, dopo averne parlato per mesi con quella persona conosciuta un anno prima in chat, ha raccontato minuto per minuto la sua morte, chiedendo via Telegram consigli e appoggio psicologico per superare la paura e andare avanti. Poi il silenzio, quando i farmaci lo avevano ormai stordito e Andrea, presumibilmente, non c’era già più. Per questo, con l’accusa di istigazione al suicidio gli agenti della questura di Perugia hanno arrestato un diciottenne romano, l’amico a cui lo studente di Lanciano aveva confidato la sua voglia di farla finita e con il quale aveva più volte progettato il modo di suicidarsi. Il ragazzo, con precedenti per spaccio e detenzione di oggetti pericolosi, si trova ora agli arresti domiciliari per aver aiutato Andrea nel suo proposito, spingendolo a più riprese a farla finita. E’ invece indagato per cessione di sostanze stupefacenti il diciottenne di Afragola che ad Andrea avrebbe venduto l’ossicodone. In casa sua sono stati sequestrati oltre 14mila euro, probabilmente frutto dell’attività di spaccio. (Cantone) Anche il diciottenne campano è stato identificato dalle chat Telegram ricostruite dai telefonini dello studente originario di Lanciano, grazie alle quali la procura di Perugia ha ricostruito le ansie e le fragilità che Prospero aveva confessato al diciottenne romano. E poi l’abisso degli ultimi minuti di vita di Andrea, col racconto in diretta dei farmaci ingeriti, le richieste di sostegno e gli incitamenti a farla finita. Poi il silenzio, drammatico e finale. Di fronte al quale l’amico di chat si preoccupava soltanto di non essere scoperto. Al punto di decidere, assieme ad una terza persona invitata in chat ma non identificata, di non chiamare neanche i soccorsi quando Andrea già non rispondeva più.









