Vaccini, confusione e ritardi. L’emergenza coronavirus tra i colori del lockdown costa all’Italia 2 miliardi di euro a settimana

di Rosario Murro

Regna la totale   confusione la campagna vaccinale anti Covid-19.

I tempi immaginati per le categorie previste nella programmazione regionale per l’accesso al vaccino del personale scolastico, delle forze dell’ordine e delle forze armate, così come i ritardi e le disfunzioni segnalate per la prenotazione del vaccino anti Covid-19 per la popolazione over 80, non apportano serenità.

Dati statistici dicono che la Francia ha somministrato la prima dose di vaccino al (23%) di ultra ottantenni ; Germania (22%) , l’Italia? Si ferma al 6%. Poco sopra la Lituania (3%), appena sotto la Croazia (7%).

Sarebbe forse necessaria l’istituzione di osservatori territoriali che monitorino l’andamento delle prenotazioni, delle vaccinazioni, il rispetto dei programmi preventivati del piano vaccinale.

Il problema sui ritardi  dei sieri vaccinali e da attribuire ai  pochi  bioreattori  che producono i sieri vaccinali. Si è parlato anche di una vendita di licenze per produrlo , il problema sta proprio sulla mancanza di strutture,  si rischierebbe di non trovare nessuno in grado di sviluppare il processo produttivo necessario.

Questo porta a  ritardi nel ricevere le giuste dosi anti Covid , ciò significa vaccinare meno e con meno frequenza, e dunque prorogare le misure come il lockdown e le chiusure mirate.

In Germania farlo costa ogni settimana 2,8 miliardi di euro, in Spagna e Francia 3 miliardi di euro. In Italia  tra zona gialla,arancione e rossa , costa allo Stato oltre  2 miliardi di euro ogni sette giorni.

L’unica soluzione per risparmiare significa fare investimenti per accelerare i piani vaccinali, accelerare la produzione dei sieri , in questo caso si abbasserebbero le perdite in danaro e giornaliere di tutti i paesi dell’Unione Europea.

Purtroppo i lockdown secondo le perdite economiche stimate hanno superato già il totale degli aiuti che arriveranno agli stati con il Recovery Fund.

In Italia il Coronavirus è stato il colpo di grazie all’interno di una situazione economica , già in gravi  crisi industriali e negli ambiti del  lavoro,  ha portato il debito pubblico dell’Italia al 160% del Pil.

Secondo le previsioni  esperti del settore   sostengono che ci vorranno 12 anni, e investimenti importanti tramite i soldi del Recovery Fund, per tornare a livelli pre-crisi del debito. Più realisticamente si tornerà a cifre simili al passato in due decenni.

Compito difficile  del governo italiano: l’emergenza sanitaria ha rallentato la crescita colpendo vari settori  produttivi  con le chiusure di attività tra le altre: ristorazione , teatri , palestre, e in tanti a caduta libera tra i quali  anche quelle del terzo settore. 

Senza crescita rallentata ulteriormente dall’emergenza sanitaria, con gli enormi costi delle chiusure dovuti ai ritardi nel piano vaccinale. Secondo quanto previsto dai ricercatori europei, nel primo trimestre del 2021 ci sarà un ulteriore calo nella produzione di oltre un 1 punto percentuale.

Per fare fronte agli ingenti costi, dovuti all’emergenza ,  il governo potrebbe agire principalmente su alcune voci degli investimenti pubblici e con forza agire subito sulla tassazione.

Senza interventi mirati, l’Italia sarà tra gli ultimi Paesi in Europa a raggiungere livelli pre-crisi del Pil nel 2023, con oltre un anno di ritardo rispetto agli altri membri dell’Ue.