Veleno in rete contro il vertice della Chiesa umbra: ricostruzioni diffamatorie scuotono Spoleto e la Diocesi. Il presule reagisce con la linea dura: «Basta diffamazioni, tuteliamo la dignità». Sconcerto in città e valanga di solidarietà.
La vicenda riguarda i contenuti diffusi da Francesco Capozza, che sabato ha pubblicato ricostruzioni sulla carriera ecclesiastica del presule e sulla sua vita privata, da fonti ufficiose , Capozza non risuterebbe iscritto all’Ordine dei Giornalisti.
SPOLETO – Un weekend di veleni, insinuazioni e attacchi personali che ha sconvolto l’intera comunità diocesana. Il mondo ecclesiale e civile di Spoleto si risveglia sotto lo shock di una violenta offensiva social diretta contro la massima autorità religiosa del territorio: l’Arcivescovo di Spoleto-Norcia e Presidente della Conferenza Episcopale Umbra, Monsignor Renato Boccardo.
Di fronte alla gravità dei contenuti apparsi in rete tra il 24 e il 25 ottobre — giudicati del tutto privi di fondamento, lesivi e diffamatori della persona e del suo ruolo — il Vescovo non ha scelto la via del silenzio né quella delle repliche a mezzo social, ma ha risposto con fermezza sul piano della legalità.
La risposta legale: «Superato ogni limite»
La documentazione è stata affidata all’avvocato Enrico d’Angerio, legale della diocesi
Dalla curia spoletina il messaggio è arrivato chiaro e inequivocabile: se da un lato la critica e il pluralismo delle opinioni restano diritti inviolabili, dall’altro l’insinuazione gratuita e la delegittimazione personale scavalcano il confine del rispetto e sfociano nel reato.
Diocesi e città in sgomento
La notizia ha lasciato un profondo senso di sconcerto in tutta la Diocesi e nella città di Spoleto, tradizionalmente molto legata alla figura del suo Arcivescovo. Fin dalle prime ore successive alla notizia della denuncia, si è sollevata una vasta ondata di solidarietà: rappresentanti delle istituzioni locali, esponenti politici, associazioni e tantissimi fedeli si sono stretti attorno a Monsignor Boccardo, esprimendo vicinanza, stima e ferma condanna per i toni usati nella campagna denigratoria.







