WISCONSIN – Dalle gabbie di un centro di ricerca a un futuro in famiglia. È iniziato il trasferimento di circa 1.500 beagle provenienti da Ridglan Farms, struttura situata nella zona rurale di Blue Mounds, finita nelle ultime settimane al centro di proteste e polemiche.
I primi gruppi di cani hanno già lasciato l’allevamento e sono stati portati in un’area temporanea allestita nello Stato, dove vengono sottoposti a controlli veterinari, vaccinazioni, microchip e sterilizzazione. Da lì partiranno verso rifugi in diversi Stati americani, in attesa di essere adottati.
La svolta è arrivata dopo mesi di trattative riservate tra la struttura e due organizzazioni animaliste, Big Dog Ranch Rescue e Center for a Humane Economy, che hanno raggiunto un accordo per l’acquisto degli animali. Il valore dell’operazione non è stato reso noto.
Il caso era esploso pubblicamente dopo una serie di manifestazioni davanti al centro, con momenti di tensione tra attivisti e forze dell’ordine. In un episodio, la polizia ha utilizzato gas lacrimogeni e spray al peperoncino per disperdere i manifestanti. A marzo, alcuni attivisti erano riusciti a entrare nella struttura portando via 30 cani; 63 le persone denunciate.
Intanto, le richieste di adozione sono già centinaia. Secondo Lauree Simmons, fondatrice di Big Dog Ranch Rescue, i primi beagle trasferiti mostrano segnali positivi: molti cercano il contatto umano e reagiscono bene al nuovo ambiente. Tuttavia, il percorso richiederà tempo per garantire il benessere degli animali e una selezione accurata delle famiglie.
Ridglan Farms, che non ha commentato l’operazione, aveva già accettato di rinunciare alla licenza statale di allevamento a partire dal prossimo 1° luglio, nell’ambito di un accordo volto a evitare procedimenti penali legati a presunti maltrattamenti. Accuse respinte dall’azienda, nonostante un procuratore abbia rilevato irregolarità in alcune pratiche veterinarie.
I beagle, per la loro indole docile e la taglia contenuta, sono tra le razze più utilizzate nella sperimentazione animale. Una caratteristica che, secondo le associazioni coinvolte, li rende anche tra i più esposti a questo tipo di utilizzo.








