Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha disposto la precettazione per lo sciopero dei trasporti previsto all’interno dello sciopero generale del 30 ottobre, invocando il divieto di astensione dal lavoro a ridosso della festività del 2 novembre. Nonostante le aziende di trasporto (come FS e Atac) confermino il servizio regolare, i sindacati di base (tra cui l’USB) mantengono la protesta facendosi forza su una recente pronuncia del Comitato Europeo dei Diritti Sociali. I lavoratori che sceglieranno di scioperare rischiano sanzioni da 500 a 1.000 euro e provvedimenti disciplinari, pur potendo contare sul sostegno legale del sindacato. La mobilitazione, indetta contro il carovita, il caroenergia e il traffico di armi, coinvolge diversi settori e prevede cortei in oltre 50 città, mentre la conferma della precettazione riattiva anche le limitazioni al traffico per i veicoli diesel Euro 5.
Tensione sui trasporti: la sfida dei sindacati al decreto di precettazione
È un vero e proprio braccio di ferro quello in corso tra il Ministero dei Trasporti e le organizzazioni sindacali di base in occasione dello sciopero generale proclamato dall’USB e da altre sigle autonome. Oggetto della contesa è l’ordinanza di precettazione firmata dal ministro Matteo Salvini per differire l’astensione nel settore dei trasporti, motivata dal rispetto della “franchigia” che vieta le proteste nei due giorni antecedenti o successivi a una festività, in questo caso la commemorazione dei Defunti del 2 novembre.
Le aziende della mobilità, dal gruppo FS ai gestori del trasporto pubblico locale come Atac e Cotral, rassicurano gli utenti annunciando il regolare svolgimento dei servizi. Tuttavia, il fronte sindacale ha confermato la mobilitazione. L’USB considera ingiustificato il richiamo alla franchigia, richiamando una pronuncia con cui il Comitato Europeo dei Diritti Sociali ha rilevato come le restrizioni al diritto di sciopero in Italia contrastino con la Carta Sociale Europea. Per i lavoratori che decideranno di incrociare le braccia la scelta potrebbe essere onerosa, con il rischio di contestazioni disciplinari e sanzioni amministrative comprese tra i 500 e i 1.000 euro.
Le motivazioni della protesta travalicano comunque il solo comparto della mobilità, estendendosi alla sanità, all’agricoltura e ai settori portuali. Al centro delle rivendicazioni vi sono il contrasto al carovita, al caroenergia e all’economia di guerra, affiancati da una rete di iniziative internazionali che coinvolgono oltre cento scali portuali nel mondo contro il traffico di armi. Con cortei programmati in più di cinquanta città italiane, la giornata si preannuncia complessa anche sul fronte della viabilità privata: la conferma della precettazione nel trasporto pubblico ha infatti fatto scattare nuovamente le limitazioni antinquinamento del “semaforo arancio”, riattivando il blocco della circolazione per i veicoli diesel fino ad Euro 5 dalle 8:00 alle 19:00.









