(www.rainews24.it) È accusato di omicidio volontario aggravato da premeditazione, crudeltà, efferatezza, di sequestro di persona, di occultamento di cadavere e di stalking. Una sequela di reati che significano ergastolo
Nel giorno in cui si discute in tutto il mondo su come fermare la violenza sulle donne, arriva a un passaggio giudiziario importante uno dei casi che ha fatto più “rumore” negli ultimi anni.
Nel processo a Filippo Turetta, reo confesso di avere ucciso Giulia Cecchettin un anno fa, il pubblico ministero Andrea Petroni è chiamato a sintetizzare in una richiesta di condanna le indagini e gli esiti dello scarno dibattimento, senza testimoni ma con un lungo esame dell’imputato accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, crudeltà, efferatezza, di sequestro di persona, di occultamento di cadavere e di stalking.
Una sequela di reati che significano ergastolo a meno che, ma è molto improbabile, la difesa, con gli avvocati Giovanni Caruso e Monica Cornaviera, non riesca a convincere la Corte d’Assise che Turetta non premeditò il delitto.










