( Rosario Murro) –. La sicurezza sul lavoro in Italia continua a essere un’emergenza. Nei primi otto mesi del 2026 si contano 701 vittime, il 2,9% in più rispetto alle 681 registrate nello stesso periodo del 2025. È quanto emerge dal report dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente di Vega Engineering, elaborato sui dati INAIL aggiornati al 31 agosto.
Da gennaio ad agosto, i decessi avvenuti durante l’attività lavorativa sono stati 504, mentre 197 persone hanno perso la vita in incidenti in itinere, durante il tragitto casa-lavoro. A preoccupare sono anche le denunce d’infortunio, aumentate del 5,4% e arrivate a oltre 404 mila.
Il rischio maggiore si concentra nel Mezzogiorno: la Calabria registra 33,8 morti ogni milione di occupati, seguita dalla Sicilia con 28,9 e dalla Campania con 28,3, contro una media nazionale di 20,9.
A livello provinciale, Roma guida la classifica per numero assoluto di vittime con 24 decessi, seguita da Brescia e Napoli con 20 ciascuna. Se si considera invece l’incidenza sulla popolazione occupata, il dato più alto spetta a Vercelli, con 71,7 morti per milione di lavoratori.
Il rapporto evidenzia anche una marcata differenza tra uomini e donne: le vittime sul lavoro sono 469 tra gli uomini e 35 tra le donne, con un’incidenza rispettivamente di 33,9 e 3,4 decessi per milione di occupati.
Numeri che riportano al centro la necessità di rafforzare prevenzione, formazione e controlli, affinché la sicurezza non resti soltanto un obbligo normativo, ma diventi una priorità concreta. Perché dietro ogni dato c’è una vita spezzata e una famiglia che ne subisce le conseguenze.








