L’ipocrisia dei “buoni”: perché la fede si spegne se diventa un palcoscenico

(C.A-) La crisi della Chiesa e il calo delle vocazioni non sono solo una questione di numeri, ma la conseguenza diretta di una profonda incoerenza quotidiana. Nelle piccole comunità si assiste spesso a spaccature basate su simpatie personali e a una religiosità di facciata: persone che si dicono cristiane, ma poi cadono nel pettegolezzo contro gli stessi confratelli e usano le opere di carità come vetrina, esibendole sui social per garantirsi la stima del paese o la “salvezza” dell’anima.

A questo modo errato di vivere il Vangelo si contrappone l’insegnamento limpido di Carlo Acutis. Il giovane santo ha mostrato che la vera carità non ha bisogno di riflettori: si fa uscendo di casa, incontrando i poveri nel silenzio e prestando soccorso senza ostentazione. La preghiera non serve a ripulirsi la coscienza o a sentirsi superiori, ma a trasformare il cuore. Senza coerenza reale e senza l’umiltà di fare il bene in segreto, la fede perde la sua forza di attrazione e si riduce a un’inutile finzione.

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