Mentre sul piano diplomatico si accende uno spiraglio di luce tra Washington e Teheran, la terra continua a tremare nel resto della regione. Il Medio Oriente vive ore di estrema polarizzazione, diviso tra i tentativi di dialogo nel Golfo e la violenza dei combattimenti sul campo.
Dialogo a Doha, ma Hormuz torna a bruciare
La svolta diplomatica arriva dall’asse Stati Uniti-Iran: i due storici avversari hanno concordato uno stop alle ostilità e si siederanno attorno a un tavolo martedì prossimo a Doha, in Qatar, per cercare una via d’uscita alla crisi.
La distensione con gli USA non ferma però l’attivismo militare di Teheran nell’area del Golfo:
- Nuovi fronti: L’Iran ha rivendicato attacchi in Kuwait e Bahrein.
- Lo snodo chiave: Si riaccende la tensione nello Stretto di Hormuz, corridoio marittimo vitale per il commercio globale.
- La reazione araba: Dura la condanna della Lega Araba e del Consiglio di Cooperazione del Golfo, che accusano apertamente Teheran di voler sabotare la stabilità dell’intera regione.
Libano: salta l’accordo politico, continuano i raid
Se a Doha si prova a parlare, a Beirut la diplomazia segna il passo. Il Presidente del Parlamento libanese ha infatti bocciato la bozza di intesa con Israele, congelando i negoziati. Nel frattempo, nel sud del Paese la parola resta alle armi: i media locali segnalano il proseguimento dei raid aerei da parte delle forze israeliane (IDF).
Siria: attacco a Daraa e fuga della popolazione
La scia del conflitto colpisce duramente anche il territorio siriano. Secondo l’agenzia di stampa governativa Sana, l’artiglieria israeliana ha preso di mira il villaggio di Abdin, nella provincia meridionale di Daraa. Il bombardamento ha scatenato il panico tra i civili; l’emittente Al-Mayadeen ha confermato uno sfollamento di massa, con intere famiglie costrette ad abbandonare le proprie case per sfuggire alle bombe.








