Enzo Ercolani – Associazione SanMatteo
Nella notte fra il 12 ed il 13 u.s., una donna secondi gravida alla 38 settimana, si è presentata al PS dell’Ospedale di Spoleto con un’imminenza di parto. Il bambino è nato assistito dal personale medico ed infermieristico del PS, vista l’assenza di personale, medico e di comparto, specialista in ostetricia e ginecologia. Il quale non era assente perché, come è stato scritto, il fine settimana il Reparto, di notte, chiude, ma perché , come risulta alla nostra Associazione, era chiuso già dal lunedì . E la ragione della chiusura è nel fatto che l’attività del Reparto, quella chirurgica in particolare, è ridotta ai minimi termini, tanto che si paventa una lunga pausa estiva ( secondo voci di corridoio il Reparto resterebbe chiuso nei mesi di luglio ed agosto).
Tutto, sostanzialmente, è sulle spalle dell’ex Primario Fabrizio Damiani il quale ha un contratto, come libero professionista, fino a dicembre. Egli opera sia a Spoleto che a Foligno, ma non pare che i numeri finora registrati siano eccezionali: il settore sta perdendo colpi e sempre più donne se ne vanno altrove, in particolare a Terni , dove un’ex spoletina, la dott.ssa Natalina Manci, si sta rivelando un ottimo Primario . Tutto questo la Direzione Aziendale lo sa bene, e, a quanto si mormora, sono intense e frenetiche le ricerche di un professionista capace, in grado di sostituire Damiani e di rimettere in sesto la baracca , sia a Spoleto, ma anche a Foligno.
E’ la dimostrazione lampante del fallimento del Progetto Terzo Polo Sanitario. L’aver avvilito Spoleto , privandolo dell’intera area materno infantile, non solo ha danneggiato l’utenza, riducendo pericolosamente i livelli assistenziali, ma anche l’Azienda , visto che una Chirurgia Ginecologica (programmata e urgente!) solo a Spoleto, siccome prevedeva il Progetto, la qual cosa avrebbe comportato la piena attività del Reparto, è rimasta una pia illusione. Peraltro la prevista “compensazione” dell’Ostetricia con la decantata Chirurgia Testa Collo, calamita di migliaia di pazienti per il SanMatteo, si è, anch’essa, rivelata un bluff.
Il guaio è che le nozze, come insegna il proverbio, non si fanno con i fichi secchi. Rinunciando ad investire e ad assumere, si è ottenuto, come unico risultato, un Ospedale sguarnito e per nulla attrattivo : i professionisti disertano infatti un Presidio dove si lavora male ( e si rischia) e dove la carriera è preclusa. Gli unici ad aver capito ciò, sono i Comitati sorti a difesa del SanMatteo, irriducibili nella loro battaglia civica, mentre gli unici, invece, a non averlo ancora capito, sono i referenti politici locali, ad iniziare dal Consigliere Regionale Stefano Lisci, votato e salutato come difensore della sanità ospedaliera spoletina a Palazzo Cesaroni , ma francamente deludente, almeno fino ad oggi. Se egli , insieme al Sindaco Sisti, intende passare alla storia cittadina come l’affossatore del SanMatteo, che, grazie al lavoro di entrambi, rischia di non essere più un vero Ospedale DEA , ma di averne solo la futile targhetta, con la quale illudersi ed illudere, sappia che è sulla buona strada. Ma sappia anche che è praticamente impossibile ingannare gli spoletini, i quali sanno sempre ben giudicare. Magari nel segreto dell’urna.








