Spoleto, il crepuscolo di una città: tra memoria ferita e illusioni perdute

(di Rosario Murro) –C’è un limite oltre il quale il ricordo smette di essere memoria e diventa consolazione per rinunciatari. Spoleto quel limite lo ha superato da tempo. Oggi la città si ritrova a vivere di luce riflessa, alimentata dai fantasmi di un passato industriale, infrastrutturale e sociale che non c’è più, mentre il presente scivola via tra passerelle, convegni e dibattiti che arrivano puntualmente fuori tempo massimo.

Prendiamo la Ferrovia Spoleto-Norcia. In vista del centenario dalla sua inaugurazione, assistiamo a un fiorire di manifestazioni, tavole rotonde e pareri illustri. Tutti a celebrare quel capolavoro d’ingegneria che fu. Ma cerchiamo di essere onesti: la sua soppressione nel 1968 è stata un’ingiustizia storica e un danno incalcolabile per la mobilità dell’intera Valnerina. La ex ferrovia ha trovato una seconda vita come tracciato ciclopedonale — un’eccellenza turistica, certo —, ma scambiare la memoria o la fruizione ricreativa con il ripristino di un’infrastruttura viva significa fare retorica. Serve solo a far ricordare a chi c’era quello che Spoleto rappresentava in Umbria, evidenziando impietosamente ciò che è diventata oggi.

Purtroppo, la perdita della ferrovia non è un episodio isolato, ma il tassello di un mosaico ben più ampio. Spoleto vanta un triste primato: l’aver smantellato sistematicamente il proprio patrimonio di archeologia industriale. Le ex Pozzi, la ex Minerva, la Panetto & Petrelli non erano solo fabbriche; erano l’anima economica, l’identità lavorativa e il peso politico di un territorio. La loro fine ha segnato l’inizio di un ridimensionamento che sembra non fermarsi mai.

L’ennesima conferma arriva dalla dolorosa vicenda dell’Ospedale San Matteo degli Infermi. Sul fronte della sanità pubblica si consuma la sconfitta che brucia di più. Un vero e proprio scempio costruito nei minimi dettagli dalla precedente amministrazione regionale e portato avanti da quella attuale, condito da promesse da campagna elettorale puntualmente disattese. Nel mezzo, i cittadini assistono smarriti a una gran confusione di comunicati, comitati e prese di posizione da parte di chi avrebbe dovuto scendere in campo molto prima, quando i giochi non erano ancora fatti.

Continuare a campare di rendita sui ricordi di un passato ormai lontano non potrà mai colmare le responsabilità accumulate negli anni da figure e personaggi che ancora oggi continuano a mettersi in mostra, fingendo che il declino sia una fatalità caduta dal cielo.

Nessuna intelligenza artificiale, per quanto avanzata, potrà mai cambiare il giudizio su una storia che è stata già scritta dalle scelte umane e politiche del passato. L’unica speranza risiede in una presa di coscienza collettiva: smettere di accettare passivamente il declino e pretendere che chi amministra torni a costruire il futuro, invece di limitarsi a inaugurare targa alla memoria.

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