Chi rompe paga”: la linea dura di Meloni su piazza e minorenni

Di fronte all’escalation di violenze e devastazioni che ha trasformato diverse città italiane in teatri di scontro, il Governo sceglie la strada della massima fermezza. Con un videomessaggio social diffuso al termine del vertice di Palazzo Chigi, la premier Giorgia Meloni ha tracciato i contorni del nuovo decreto sicurezza, inviando un messaggio netto: «Manifestare è un diritto, devastare le nostre città no».

Il cuore del provvedimento punta i riflettori su un fenomeno sempre più evidente nelle ultime cronache: la presenza massiccia di giovanissimi nei contesti di guerriglia urbana. Per rispondere a questa deriva, l’esecutivo stringe le maglie della giustizia minorile attraverso due novità sostanziali per la fascia compresa tra i 14 e i 18 anni.

La prima riguarda la capacità di intendere e di volere: d’ora in avanti il discernimento del minore sarà dato per presunto, invertendo l’onere della prova e anticipando nei fatti una norma già al centro del dibattito parlamentare. La seconda introduce l’estensione del fermo preventivo — finora riservato solo agli adulti — anche agli under 18 sopresi in contesti di disordine pubblico.

Ad affiancare le misure penali c’è poi il capitolo economico, riassunto dalla Presidente del Consiglio nell’intramontabile principio del “chi rompe paga”. Qualora a devastare arredi urbani o vetrine siano dei minorenni, la responsabilità patrimoniale ricadrà direttamente sui genitori, con la possibilità di rivalsa sui beni di famiglia per riparare i danni causati.

Infine, Meloni ha rinnovato la piena solidarietà alle forze dell’ordine, finite nel mirino dei manifestanti violentatori, soffermandosi con amarezza sull’identificazione di un bambino di appena undici anni tra i partecipanti agli scontri. Un dettaglio che la premier ha definito un segnale che «fa male e fa paura», richiamando le istituzioni e le famiglie a una presa di coscienza collettiva di fronte all’emergenza educativa e sociale.

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