Spoleto San Matteo degli Infermi , L’Ospedale che non c’è più: quando il taglio diventa “opportunità” (e la politica perde il tatto)

(di Rosario Murro) – C’è un istante preciso in cui la politica smette di essere servizio e diventa ragioneria applicata alla carne viva. Accade quando, davanti al cancello sbarrato di un presidio sanitario di provincia o di un reparto d’eccellenza smantellato, il potente di turno si presenta al microfono per spiegarci che, in fondo, «chiudere è per il nostro bene».

La cronaca recente ci ha abituato a un copione logoro: l’ospedale chiude, i macchinari vengono spostati, il personale disperso e il territorio desertificato. Ma il vero schiaffo arriva dopo, nelle dichiarazioni “inopportune” che tentano di indorare una pillola che nessuno può inghiottire.

La neolingua dell’efficienza

Abbiamo sentito definire la chiusura di un Punto Nascite come una «razionalizzazione strategica delle risorse». Abbiamo letto comunicati in cui lo smantellamento di altri Reparti  venivano spacciato per un «potenziamento dei servizi territoriali» (che però, regolarmente, non arrivano mai), con le lunghissine liste per visite specialistiche sempre in aumento.

Dire a un cittadino che deve fare 30  chilometri in più per un’urgenza perché «la concentrazione dei servizi garantisce maggiore qualità» è tecnicamente vero in alcuni protocolli accademici, ma diventa umanamente offensivo quando quel tragitto extra coincide con il “tempo d’oro” per salvare un cuore che si ferma.

Il distacco dalla realtà

L’inopportunità politica tocca il vertice quando si colpevolizza l’utenza. Affermare che «la gente va al pronto soccorso anche per un graffio» per giustificare il taglio di un’intera ala ospedaliera è un gioco di prestigio retorico pericoloso. Significa ignorare che la gente cerca l’ospedale perché il territorio è stato già precedentemente svuotato di alternative.

Quando un politico sostiene che «mantenere questo ospedale sarebbe stato un inutile spreco di denaro pubblico», sta dando un prezzo alla sicurezza di un’area geografica. Il denaro pubblico è “sprecato” quando finisce in consulenze d’oro o opere incompiute, non quando serve a tenere accesa l’insegna di un reparto di pediatria.

Una ferita che non si rimargina

Chiudere un ospedale significa dire a una comunità: «Siete periferia, siete sacrificabili». Le dichiarazioni trionfali o peggio, quelle che invitano alla resilienza forzata, sono il sale su una ferita aperta.

Il diritto alla salute non è una variabile dipendente dal bilancio, ma il presupposto stesso del patto sociale. Finché la politica continuerà a parlare di “posti letto” come se fossero “posti a sedere al cinema”, il distacco tra il palazzo e la strada diventerà una voragine incolmabile.

Non servono algoritmi per capire che se chiude l’ospedale sotto casa, il mondo è un posto meno sicuro. Servirebbe, almeno, il pudore del silenzio invece di una giustificazione non richiesta.

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