E’ morto Bruno Contrada, figura controversa degli anni della mafia

Palermo, 13 marzo 2026 – È deceduto all’età di 94 anni Bruno Contrada, ex alto funzionario della Polizia di Stato e dei servizi segreti interni (SISDE), noto per il suo ruolo nella lotta alla criminalità organizzata e per una delle vicende giudiziarie più dibattute nella storia recente italiana. Contrada è morto nella notte tra giovedì e venerdì, poco prima di mezzanotte, nella sua abitazione a Palermo, dove viveva da tempo. I funerali sono stati annunciati per sabato nel capoluogo siciliano.

Una carriera tra polizia e servizi segreti

Nato a Napoli nel 1931 e trasferitosi a lungo a Palermo, Contrada era un dirigente di primo piano della Squadra Mobile, della Criminalpol e in seguito del SISDE, l’agenzia di intelligence che all’epoca si occupava della sicurezza interna dello Stato.

Per molti anni fu considerato un protagonista della lotta alla mafia, chiamato dai giornali e dagli osservatori come l’“ex 007” per il suo ruolo nei servizi.

La vicenda giudiziaria che segnò l’Italia

Nel 1992 Contrada fu arrestato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, reato che avrebbe comportato la fornitura di aiuti alla Cosa Nostra. Dopo anni di processi e ricorsi, venne condannato nel 2007 a 10 anni di carcere e finì dietro le sbarre, scontando gran parte della pena.

La sua condanna fu una delle più controverse della storia giudiziaria italiana, dividendo l’opinione pubblica tra chi sosteneva la validità della sentenza e chi riteneva invece ingiusta l’accusa nei confronti di un servitore dello Stato. Successivamente, la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) stabilì che il reato di concorso esterno non era sufficientemente chiaro nel periodo in cui i fatti si sarebbero verificati, portando alla revoca degli effetti penali della condanna da parte della Corte di Cassazione italiana nel 2017 e a un riconoscimento di riparazione per l’ingiusta detenzione.

Una figura che ha segnato il dibattito pubblico

Per decenni il nome di Contrada ha accompagnato il dibattito italiano sui rapporti tra istituzioni, servizi e mafia, con sostenitori che lo consideravano vittima di un errore giudiziario e critici che lo ritenevano simbolo di una presenza ambigua dei servizi nei momenti più difficili della lotta alla criminalità organizzata.

La sua morte segna la fine di una lunga e tormentata vicenda umana e professionale, che ha attraversato alcuni dei periodi più bui della cronaca italiana.

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