Strettura:cumuli di rifiuti maleodoranti in attesa di ritiro da un cassonetto. Prevenzione sanitaria per la popolazione a rischio.

(a cura di Rosario Murro) -La raccolta dei rifiuti è uno dei temi caldi su cui i Comuni hanno ancora da lavorare sodo, esclusi quelli che hanno già indirizzato la raccolta differenziata con una sostanziale riduzione delle tasse a favore delle comunità.

Spoleto , ‘Maglia Nera’ , Incuria o Trascuratezza , del sistema rifiuti. Spoleto ‘vittima’ da una dipendenza con una Compartecipata e nonostante lo stesso Comune detenga il 27% quale quote di maggioritarie.
Cosa può accadere

Ritrovare i contenitori esattamente come li abbiamo lasciati la sera prima e per oltre una settimana , è un’offesa alla decedenza, al pudore che mette a rischio anche la salute dei cittadini.
Le regole della raccolta imposte da chi gestisce la raccolta rifiuti , fa seguito anche al pagamento delle tasse , in questo caso specifico il servizio è obsoleto e assente .
La salute è un diritto garantito dalla Costituzione italiana: i cittadini non devono essere costretti a vivere nell’immondizia, con tutti i rischi annessi e connessi, anche in termini di igiene.
In molti Comuni è attiva la raccolta porta a porta (o domiciliare), in altri invece si ricorre alla raccolta stradale, cioè tramite grandi contenitori (meglio noti come cassonetti) posizionati su strada. Il rischio del mancato ritiro, tuttavia, non è minore in un caso rispetto all’altro.
Un caso da da Prima Pagina.
Lungo la strada che conduce da Strettura alla frazione di Casigliano , da oltre una settimana la spazzatura non viene ritirata (dalla foto) si nota la stessa accomulata da giorni con la presenza di ratti e altre specie animnali , ma sopratutto con le alte temperature di questi ultimi giorni , i sacchetti che contegono rifiuti umidi emannano un cattivo odore.
È chiaro che le segnalazioni sono state inoltrate ma, dall’azienda che gestisce il ritiro dei rifiuti , tutto tace.


Cosa dice la Legge
A seguito dell’entrata in vigore del d.lgs. del 31 marzo 1998, n. 80, il servizio pubblico di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, è disciplinato dall’art. 33 lett. e) che attribuisce appunto la giurisdizione al giudice amministrativo; tale competenza è stata confermata anche dalla legge n. 123/2008 e del nuovo codice amministrativo.
Ricordiamo che il sindaco e l’amministrazione comunale (assessore competente, dirigente responsabile del servizio) sono responsabili dell’omesso controllo sulla gestione del servizio esternalizzato alla società appaltatrice e secondo la Cassazione Civile, sezioni unite, sentenza 28/06/2013 n° 16304, è competente il giudice amministrativo, in caso di richiesta di risarcimento danni per la mancata raccolta dei rifiuti. A seguito dell’entrata in vigore del d.lgs. del 31 marzo 1998, n. 80, il servizio pubblico di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, è disciplinato dall’art. 33 lett. e) che attribuisce appunto la giurisdizione al giudice amministrativo; tale competenza è stata confermata anche dalla legge n. 123/2008 e del nuovo codice amministrativo.

Cosa possono fare i cittadini

Mancato ritiro spazzatura: intimazione scritta
Partiamo dal presupposto che il Comune o la municipalizzata che gestisce il servizio hanno il dovere di provvedere al ritiro dell’immondizia alle condizioni e secondo tempi e modalità stabiliti. Se ciò non avviene ci si trova di fronte a una inadempienza che, come tale, va trattata.

Se mail e telefonate non sono servite a risolvere il problema, la migliore soluzione in questi casi è procedere con un’intimazione scritta, sotto forma di messa in mora o di diffida.

La messa in mora serve per intimare ufficialmente alla controparte (che non rispetta il contratto) un determinato adempimento. Va inviata tramite raccomandata A/R o pec, scrivendo pochi dati ma incisivi:

descrizione dei fatti che danno il diritto a una certa prestazione. È utile evidenziare le discrepanze tra gli obblighi contrattuali e ciò che, quotidianamente e in realtà, si verifica: ad esempio, di solito il Comune pubblica su internet come avviene la gestione dei rifiuti, chi se ne occupa, come viene organizzata. Nella lettera potremo inserire tali dati e ciò che, invece, poi si verifica. Si potrebbe anche aggiungere qualche foto per provare che quello che diciamo corrisponde a verità;
richieste puntuali: ad esempio, come vogliamo che la spazzatura venga raccolta e ritirata, quantificazione del risarcimento danni richiesto;
fissazione di un termine: ad esempio 15 giorni dal momento in cui la controparte riceve la raccomandata o la pec, ma per casi urgenti il tempo concesso può essere anche di 24/48 ore;
minaccia di adire le vie legali avvertendo la controparte che se non provvedesse a soddisfare le richieste che su di essa graveranno le spese.
La diffida ad adempiere è una dichiarazione scritta con cui si intima alla controparte (nel nostro caso, il Comune o la municipalizzata) il rispetto del contratto entro un congruo termine (non inferiore a 15 giorni), avvertendola che, in caso contrario, esso si intenderà risolto. In pratica si sollecita chi di dovere a effettuare il ritiro così come convenuto. La si può inviare tramite raccomandata a/r o pec con firma digitale: attenzione a questo aspetto. Se manca la firma digitale – l’equivalente informatico della firma autografa – , la pec è nulla.

Il risultato della diffida, come detto, è la risoluzione del contratto, senza che vi sia bisogno dell’intervento del giudice: è necessario, però, che l’inadempimento sia grave, cioè tale da rendere inservibile o comunque fortemente limitato il servizio. Ad esempio, nel nostro caso, se la spazzatura non viene ritirata per giorni accumulandosi nelle strade, con conseguenti puzze e sporcizia.

Mancato ritiro spazzatura: cosa scrivere nella diffida?
Venendo al contenuto della lettera di diffida, come per la messa in mora, bisogna inserire:

descrizione dei fatti che danno il diritto a una certa prestazione;
richieste puntuali;
la diffida, di solito, si conclude con una formula di questo genere: «Se non adempirete entro e non oltre 15 giorni dal ricevimento della presente, il contratto si intenderà senz’altro risolto di diritto ai sensi dell’art. 1454 del codice civile».
Mancato ritiro spazzatura: e se la diffida non basta?
Trascorso il tempo concesso, il contratto è automaticamente risolto. A questo punto, il cittadino potrà rivolgersi all’autorità competente per ottenere la restituzione del prezzo pagato per l’oggetto del contratto (per la stazzatura, paghiamo una tassa apposita, la Tari) e l’eventuale risarcimento del danno dovuto all’inadempimento.

Nel caso della messa in mora, invece, il contratto o i rapporti con la controparte rimangono intatti, ma il consumatore è autorizzato a rivolgersi all’autorità competente, che può essere:

– il giudice di pace fino a 5.000 euro in contenzioso;

– tribunale civile per importi superiori.

In via amministrativa, inoltre, potrà richiedere la riduzione della tassa sui rifiuti solidi urbani: nel caso di carente prestazione del servizio, infatti, il tributo può essere ridotto del 60% o addirittura sospeso [1]. Stesso discorso nel caso in cui il servizio di raccolta, sebbene istituito ed attivato, non è svolto nella zona di residenza, dimora o esercizio dell’attività dell’utente o è effettuato in grave violazione delle prescrizioni relative alle distanze, alla capacità dei contenitori e alla frequenza della raccolta.

Tale riduzione può essere chiesta al Comune presentando apposita domanda.

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