Comunicato stampa
Una crescita economica anemica e il lavoro che cambia: deindustrializzazione e più servizi
In soli due anni l’industria (comprese le costruzioni) è scesa dal 39,8% al 34,7% delle assunzioni previste A novembre in Umbria 5.170 avviamenti al lavoro, che salgono a 16.130 nel trimestre novembre-gennaio
Dalle previsioni degli imprenditori sugli avviamenti al lavoro emerge una regione che continua a creare occupazione, ma con un passo più lento mentre l’economia rallenta e la produttività ristagna o arretra, ampliando il fenomeno del lavoro “povero”. Industria in arretramento strutturale, servizi in espansione. Le imprese cercano profili che non trovano e i laureati restano ai margini. Un’Umbria che si trasforma, ma senza la spinta dell’innovazione.
La dichiarazione:
Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “Il Bollettino Excelsior ci consegna dati che richiedono una lettura attenta. Il
rallentamento della produttività e l’aumento dei lavori meno qualificati mostrano che il tema centrale è la qualità dello sviluppo, non solo la sua quantità. La struttura economica dell’Umbria sta cambiando in modo profondo: questo impone a tutti noi – imprese, istituzioni, mondo della formazione – uno sforzo ulteriore per elevare competenze, capacità innovative e solidità dei sistemi produttivi. La Camera di Commercio è da tempo impegnata in questa direzione, attraverso strumenti, servizi e iniziative che accompagnano i diversi comparti in un contesto complesso. I dati ci ricordano che la competitività del territorio dipende dalla capacità di affrontare questi passaggi con visione e responsabilità condivisa”.
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Il Bollettino Excelsior di novembre 2025 restituisce l’immagine di un’Umbria che
cambia pelle con una rapidità silenziosa, quasi sotterranea. Non un crollo, non un’inversione brutale, ma un progressivo scivolamento verso un’economia più leggera, meno industriale, più legata ai servizi e, soprattutto, meno capace di valorizzare le competenze alte. È il ritratto di una regione che continua a crescere, ma con un passo corto, perfettamente allineato alla traiettoria nazionale. L’Umbria non arretra, ma avanza con forza sempre più contenuta.
Excelsior – la grande indagine di Unioncamere e Ministero del Lavoro – è ormai la bussola più affidabile per interpretare il mercato del lavoro italiano. Ogni mese oltre 100mila imprese raccontano le loro intenzioni di assunzione, le professioni ricercate, le difficoltà di reperimento. Un osservatorio che non concede retorica: restituisce la realtà così com’è. E quella dell’Umbria è una realtà fatta di movimenti lenti, cambiamenti strutturali e una trasformazione profonda delle opportunità offerte.
Economia lenta, occupazione che cresce ma perde slancio e qualità
Nel primo semestre la crescita dell’Umbria si ferma allo 0,6%, informa la Banca
d’Italia. Un numero piccolo, che però ha un significato preciso: la regione non si sta riducendo, sta semplicemente avanzando con meno energia. È la stessa fotografia che riguarda l’Italia, nonostante la coda lunga degli investimenti del Pnrr. E quando il motore gira piano, il mercato del lavoro inevitabilmente rallenta.
Le assunzioni previste per novembre – escluso il settore agricolo censito solo da metà 2025 e per il quale quindi non è possibile fare confronti con gli anni precedenti – scendono da 5.700 nel 2024 a 4.730 nel 2025: un calo del 17%. Una contrazione che sarebbe facile leggere come un arretramento, ma che di fatto segnala solo una crescita meno vivace. La base occupazionale umbra continua infatti ad ampliarsi, come ricorda Bankitalia, ma lo fa a un ritmo che rispecchia la condizione di un’economia in rallentamento.
Un dato non secondario emerge con forza: da anni l’occupazione cresce più del Pil. È il segnale inequivocabile di una produttività stagnante, quando non in diminuzione. E questo squilibrio produce effetti molto concreti: aumento dei lavori instabili, salari più bassi, contratti più fragili: da qui l’allargarsi del fenomeno del lavoro “povero”, che è la vera ombra sotto la superficie dei numeri.
Industria: una crisi che non passa, ma si stabilizza
Il cuore della fragilità umbra resta l’industria. Le assunzioni previste a novembre calano da 2.220 nel 2024 a 1.640 nel 2025. La discesa non ha più i tratti dell’oscillazione ciclica: è diventata una condizione stabile e strutturale. L’Umbria perde industria
come il resto d’Italia, ma lo fa con un’intensità maggiore. Ogni anno si assottiglia la base produttiva, si riduce la capacità innovativa e il tessuto manifatturiero perde pezzi. Anche i servizi segnano una flessione (da 3.480 a 3.090), pur restando il pilastro dell’occupazione regionale. L’agricoltura registra 430 avviamenti previsti (nel complesso, se si comprende l’agricoltura, le assunzioni previste in Umbria a novembre sono 5.170).










