In occasione dell’8 marzo 2026, Giornata internazionale della donna, ieri in diverse città italiane si sono trasformate in piazze di protesta, riflessione e mobilitazione con numerosi cortei, sit‑in e manifestazioni che hanno richiamato migliaia di persone. Non si è trattato soltanto di una celebrazione simbolica, ma di una giornata di richieste chiare per diritti, uguaglianza e fine delle discriminazioni.
“Non una festa, ma una lotta”
Fin dalle prime ore della giornata, gruppi femministi, associazioni per i diritti civili e cittadini sono scesi in strada in oltre 60 città italiane, da Milano a Roma, da Napoli a Trieste, aderendo a iniziative marcate da slogan come “Le nostre vite valgono” e “Disarmiamo guerra e patriarcato”.
La mobilitazione è stata promossa soprattutto dal movimento Non una di meno, che ha chiamato a un “weekend lungo” di lotta comprendente cortei, presidi e uno sciopero generale transfemminista programmato anche per il 9 marzo. Gli organizzatori hanno sottolineato come la giornata non sia da intendersi come una semplice ricorrenza, ma come una protesta contro violenza di genere, discriminazioni economiche e sociali, politiche istituzionali giudicate insufficienti e conflitti armati che colpiscono le donne nel mondo.
Piazza e sentimento di protesta
A Roma, ad esempio, la “marea fucsia” ha attraversato il centro passando davanti a monumenti simbolici come il Colosseo, con cori e striscioni diretti alle istituzioni per chiedere azioni concrete sul contrasto alla violenza e alle disparità di genere.
A Milano, i manifestanti hanno affisso slogan nei pressi della sede del Consiglio regionale, mentre altri cortei hanno integrato temi di denuncia contro modelli culturali e sociali considerati ancora troppo conservatori. A Trieste, diverse centinaia di persone hanno partecipato a un corteo terminato con un simbolico gesto di memoria per le vittime di violenza di genere, con fazzoletti fucsia legati a una ringhiera per ricordare le donne uccise dall’inizio dell’anno.
Denunce e richieste politiche
I cortei non si sono limitati a messaggi generici, ma hanno spesso espresso critiche alle politiche di governo, con riferimento ai cosiddetti DDL sul contrasto alla violenza e alla percepita insufficiente tutela delle donne nei contesti lavorativi, familiari e sociali. Le proteste hanno anche legato temi globali come guerre e conflitti internazionali, con richieste di pace e solidarietà verso le donne nei paesi colpiti da crisi, in linea con le mobilitazioni internazionali registrate in molte altre capitali.
Una giornata di proposte e riflessioni
Accanto alle manifestazioni di piazza, la giornata ha visto anche eventi culturali, iniziative istituzionali e momenti di approfondimento sul ruolo e il valore delle donne nella società contemporanea. Molte città, ad esempio, hanno promosso ingressi gratuiti nei musei per le donne e attività culturali per ampliare il significato della ricorrenza e trasformarla in uno spazio di dialogo e memoria.








