Con un pubblico dai 4 ai 90 anni il programma, in onda su Foodnetwork-Canale33, è arrivato alla quarta stagione. Al settimanale Credere le quattro monache protagoniste spiegano il motivo del successo: «Ci sentono vicine, come una famiglia. Riceviamo messaggi dagli ospedali, case di cura, dalle carceri».
Galeotto fu un bigliettino che recitava “Qui sono conservate le ricette delle benedettine di Sant’Anna”, che quattro consorelle del monastero di Bastia Umbra decisero di pubblicare, attirando l’attenzione della Rai per un servizio, per poi vedersi approdare su Foodnetwork-Canale33 con un programma integralmente dedicato alla cucina.
Parliamo di suor Myriam, suor Debora, suor Noemi e suor Eleonora, volti del programma La cucina delle monache, giunto alla sua quarta stagione.
A Credere, settimanale del Gruppo Editoriale San Paolo, si raccontano e spiegano il motivo del loro successo: «Nasce dal bisogno di condivisione. Ci considerano famiglia, al di là del contenuto del programma. Ci considerano di famiglia, perché il cibo unisce le persone».
Una scelta, quella della clausura, che non impedisce l’aprirsi quotidianamente all’accoglienza: «Il carisma monastico benedettino prevede l’apertura all’ospite, l’accoglienza del povero, del forestiero» spiega madre Simona. Stile di vita, che le protagoniste vivono anche online, come racconta invece suor Myriam: «Abbiamo un sito internet, che cura una nostra sorella programmatrice. Siamo presenti sui social come monastero su cui rispondiamo solo in alcuni orari È un modo per restare in contatto con le persone che ci chiedono un’attenzione particolare, o con quelle che ci hanno conosciuto attraverso il programma».
Realtà dalla storia millenaria, il monastero di Sant’Anna ogni giorno assicura un pasto caldo ai senza fida dimora della zona della stazione; in estate vendono prodotti a chilometro zero, mentre la Bottega delle monache è aperta ad Assisi, a borgo San Pietro: «abbiamo accolto anche uno sportello del Centro anti-violenza per donne, con la possibilità di ospitarne alcune, temporaneamente, nei locali della foresteria» concludono le consorelle.











