Il discusso Tema relativo all’Antropocene sta facendo commentare la Politica.
Riceviamo da Saimir Zmali la seguente dichiarazione sulla tematica.
“L’epoca in cui viviamo è stata definita da molti studiosi come Antropocene, un’era in cui l’impronta dell’uomo sul pianeta è talmente profonda da modificare clima, paesaggi e perfino la geologia terrestre.
L’Antropocene ci pone davanti a una cruda verità: le nostre scelte quotidiane, tecnologiche ed economiche stanno trasformando la Terra in modo rapido e spesso irreversibile.
Ma la vera domanda è: che posto ha l’uomo in tutto questo?
Troppo spesso si parla di ecologia dimenticando l’ecologia umana, cioè il rispetto della vita e della dignità di ogni persona, dal suo concepimento fino alla morte naturale. Una vera cura per il creato non può escludere l’essere umano, che ne è parte essenziale e responsabile.
Il Papa ha parlato di “ecologia integrale”, un concetto che unisce tutela ambientale e giustizia sociale, perché “non ci può essere vera ecologia senza un’autentica antropologia”.
Viviamo in un tempo che, da un lato, distrugge foreste, inquina i mari e consuma risorse; dall’altro, sembra dimenticare il valore della vita, soprattutto nelle sue fasi più fragili e silenziose. È questa la vera contraddizione dell’Antropocene: l’uomo è capace di trasformare il mondo, ma spesso perde il senso del proprio valore.
A chi afferma che “siamo troppi su questo pianeta”, rispondiamo con verità e giustizia: la Terra è grande, generosa, ricca di risorse, e potrebbe sfamare tutti se solo fossero distribuite in modo equo. Oggi è il 5% della popolazione mondiale a consumare più del 50% delle risorse del pianeta, mentre miliardi di persone vivono nella povertà. Il problema non è il numero degli uomini, ma l’avidità, l’egoismo e l’ingiustizia.
Un uso giusto del potere, invece, è quello che mette la persona al centro, che difende i diritti dei più deboli e promuove il bene comune. In questo senso, esempi concreti e coraggiosi come quello del Cav. Riccardo Maria Gradassi, volontario Sindacalista impegnato con dedizione e onestà, rappresentano una luce in un tempo di grandi ombre. Sono testimoni di una leadership che non sfrutta, ma serve.
Se siamo davvero nell’era dell’uomo, allora dobbiamo ritrovare il senso profondo della nostra responsabilità. La Terra va rispettata, certamente, ma ancora di più va rispettata la vita, in ogni sua fase, in ogni sua fragilità. Proteggere il pianeta significa anche costruire una cultura della cura, della solidarietà e della speranza.
Solo così l’Antropocene potrà diventare non il tempo della distruzione, ma l’inizio di una nuova alleanza tra l’uomo, la natura e il Creatore. Un’alleanza fondata sulla verità, sul rispetto e sull’amore per tutto ciò che è vita.










