LA LEGGE DEL PIU’ FORTE

(Alberto Sigona) ‘Linvasione del Venezuela compiuta dagli USA di Donald Trump rischia di aprire temibili scenari internazionali…

Dopo svariati decenni la coesistenza pacifica tra le Nazioni occidentali è tornata ad essere in serio pericolo...

Quanto avvenuto pochi giorni fa in Venezuela rappresenta qualcosa di clamoroso ed inaudito. Nella storia contemporanea dell’Occidente (prendendo in esame gli ultimi due secoli) non era mai accaduto, perlomeno in tempo di pace, che un Capo di Stato venisse rapito da un’altra Nazione. Quanto capitato al Presidente del Venezuela Nicolas Maduro è stato un evento di portata eccezionale che la dice lunga sulla consistenza politica degli Stati Uniti di Donald Trump. Al giorno d’oggi, infatti, viste le pericolose implicazioni globali che ogni azione compiuta al di fuori delle mura amiche rischia di determinare, un atto del genere può essere compiuto soltanto da una grandissima potenza internazionale e con una solida base di consenso mondiale, possibilmente con ai vertici un uomo molto autorevole, credibile e di notevole spessore, che sia in grado di assorbire indenne le eventuali repliche diplomatiche delle altre Nazioni. O magari, forte del proprio status, di trovarsi nelle condizioni di non subire nessuna reazione. E chi meglio degli USA può agire in maniera talmente spavalda da non curarsi più di tanto delle ipotetiche conseguenze?

Pur includendo nella vicenda i terribili misfatti compiuti impunemente dal leader venezuelano, che di certo tendono ad ammorbidire considerevolmente le ripercussioni intergovernative per l’aggressore americano, rimane comunque il principio che sequestrare un presidente, buono o cattivo che sia, è una delle violazioni più gravi dell’ordine internazionale e delle norme precostituite. Pertanto, a prescindere dalle motivazioni più o meno nobili, un’operazione del genere in tempi moderni non solo sarebbe lungi dall’accrescere il prestigio di chi la compie, ma al contrario ne provocherebbe la delegittimazione, creando ostilità attorno a sé, in ambito interno e soprattutto estero.

Tuttavia, stando alle reazioni immediate del palcoscenico mondiale, l’azione spregiudicata orchestrata dall’Inquilino della Casa Bianca non solo sta tenendo sopita ogni forma di dura condanna, ma sta riscuotendo una discreta percentuale di consensi. Certo, ci vuole dell’ardire a schierarsi contro la Nazione più forte e temibile del Pianeta… Di sicuro è molto più facile e con risvolti decisamente meno negativi osteggiare un presidente ormai privato del suo potere e discreditato fortemente dall’opinione pubblica anziché avversare chi il potere ce l’ha eccome, e che magari, se non gli vai a genio, è capace di vendicarsi per benino con ogni mezzo, lecito o meno. E poi non credo quanto sia opportuno evocare il rispetto del diritto internazionale a difesa di chi del diritto ha fatto sino al giorno della sua cattura un moscerino da calpestare. Ecco perché conviene un po’ a tutti mostrarsi accondiscendenti verso gli Stati Uniti, appoggiandone in maniera più o meno velata l’operato… Senza dubbio Trump, pur non essendo la panacea universale, scostandosi nettamente dalla figura di statista ideale, rispetto a Maduro rappresenta il male minore.

Tuttavia dobbiamo tenere in considerazione che la politica dell’appeasement, come la storia c’insegna (basti pensare alla Seconda Guerra Mondiale), a volte può essere una strategia pericolosa che, oltre a mostrare la debolezza di chi la persegue, può incoraggiare non poco l’aggressore a spingersi oltre. Non a caso il Tycoon ha già preannunciato di puntare ad “educare” altri Paesi canaglia dell’America Latina, come la Colombia. Ma in futuro per giustificare certe azioni nonché ulteriori nemici da combattere potrà trovare pretesti meno evidenti ed alibi meno eclatanti. Potrebbero perciò rientrare nei suoi intenti di bonifica persino Nazioni al di fuori del contesto sudamericano, come ad esempio l’Iran, già “battezzato” a suon di bombe alcuni mesi or sono. Ma la cosa più inquietante è che ha già dichiarato apertamente e senza remore di voler conquistare la Groenlandia, appartenente alla Danimarca. Ed è molto grave che Trump la stia pretendendo e preannunciando con tale arroganza da giustificarne l’interesse semplicemente con un <<perchè mi serve>>. Ovviamente siffatto proposito esula totalmente dagli intenti di giustizia impiegati contro il Venezuela, ma rientrerebbe in una vera e propria azione militare imperialistica. Ciò vorrebbe dire fare carta straccia delle più basilari norme di giurisprudenza internazionale, per tornare ad epoche remote che ritenevamo figlie della barbaria, quando, senza porsi troppi scrupoli morali, si usava la forza per dirimere controversie, per modificare confini e annettere territori. Oggi in piena era di coesistenza pacifica tra i popoli, perlomeno in Occidente, la linea che vorrebbe adottare il presidente americano profanerebbe sfacciatamente e senza pudore decenni di sforzi profusi dalla nostra civiltà, Europa in primis, per cementificare la pace e la cooperazione costruttiva tra Stati. Così facendo il numero uno d’America rischierebbe di porsi sullo stesso piano del tanto contestato leader russo Vladimir Putin, diventando un guerrafondaio come un altro.

Inoltre, se le eventuali azioni belliche di Trump non troveranno l’opportuna reazione della comunità internazionale (ed è prevedibile che sarebbe così), molti Paesi, dalla Cina ad Israele, si vedrebbero indotti ad emulare le “gesta” statunitensi, dando seguito alle mire espansionistiche che sino ad ieri erano state solamente minacciate ma che non sono mai state concretizzate, più per timore di andare incontro ad un isolamento diplomatico che per altro. Un’aggressione degli USA ad altri Paesi sovrani potrebbe creare un pericoloso precedente, facendo da detonatore ad una escalation incontrollata su larga scala. Un’invasione di altri Stati, se non castigata dal mondo diplomatico, potrebbe dimostrare in maniera inconfutabile che si può, anche per semplici ragioni d’opportunità nazionale, violare a piacimento la sovranità altrui. E la legge del più forte tornerebbe la protagonista indiscussa del Mondo civilizzato.

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