(Rosario Murro) – Domani Mercoledì 7 maggio inizierà il Conclave che eleggerà il successore di Papa Francesco.
E’ da tutti definito un Conclave difficile per la scelta del nuovo vescoivi di Roma . La traccia lasciata da Papa Bergoglio , ha dato un severa scossa a tutto il Mondo Cattolico.
La genuinità , gli appelli del papa argentino alla POace , alla Povertà , sarà seguita anche dal nuovo Pontefici , o , si ritornerà ai conservatori e tradizionalisti della Chiesa senza più nessuna apertura?
Ma chi sono i cardinali che possono salire sul Soglio di San Pietro:
Pietro Parolin, il mediatore diplomatico

Segretario di Stato della Santa Sede durante il pontificato di Papa Francesco. Con i suoi 70 anni e una carriera interamente dedicata al servizio diplomatico vaticano, Parolin rappresenta la figura del mediatore per eccellenza. La sua visione più moderata rispetto al pontificato di Papa Francesco lo rende una figura che potrebbe attrarre anche i voti dei conservatori.
Matteo Maria Zuppi, il volto del dialogo

Arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana. 69 anni, con un profilo che unisce impegno sociale e intelligenza politica Zuppi incarna quella parte della Chiesa che cerca di percorrere la via del dialogo e dell’inclusività. Legato alla comunità di Sant’Egidio, è conosciuto per la sua capacità di ascolto e di mediazione: ha guidato la missione di pace in Ucraina voluta da Papa Francesco.
Luis Antonio Gokim Tagle, il candidato progressista

Arcivescovo delle Filippine e prefetto del dicastero di Propaganda Fide. Tagle è considerato da molti una figura che sa guardare al futuro con una prospettiva di rinnovamento. La sua attenzione alle minoranze e alle chiese del Sud del mondo lo rende particolarmente apprezzato nelle aree più povere e in parte della comunità LGBTQ+.
Peter Turkson, il primo Papa nero

Cancelliere della Pontificia accademia delle scienze. Il cardinale ghanese è noto per il suo impegno nella difesa della giustizia sociale, del dialogo interreligioso e dell’azione per il clima. Proprio questi temi, insieme all’attenzione verso poveri e migranti, lo rendono per alcuni il successore naturale di Papa Francesco. Ma alcune sue posizioni teologiche sono gradite anche ai cardinali più conservatori.
Jean Marc Aveline, il «pastore dei migranti»

Arcivescovo di Marsiglia. Nato in Algeria, è stato nominato da Papa Francesco. Nel 2023 portò il Papa a Marsiglia per una visita storica, frutto del suo impegno per trasformare il Mediterraneo da «cimitero di migranti» a «spazio di fratellanza». Aveline è simbolo di una Chiesa solidale, profondamente legata ai più poveri, ai profughi e al dialogo tra le culture.
Peter Erdo, il conservatore equilibrato

Arcivescovo di Esztergom-Budapest e presidente della Conferenza episcopale ungherese. Erdo ha una solida preparazione teologica e canonistica, che lo rende un punto di riferimento per chi desidera una Chiesa più legata alle tradizioni. Ha sempre mantenuto una visione conservatrice, pur senza entrare in rotta di collisione con Papa Francesco.
Pierbattista Pizzaballa, un Papa per fermare il genocidio

Patriarca di Gerusalemme dei Latini. Il suo profilo internazionale, unito alla sua esperienza nel dialogo interreligioso e alla sua capacità di gestione delle complesse dinamiche politiche del Medio Oriente, lo rendono un outsider interessante. La sua posizione in un’area di grande conflitto come la Terra Santa potrebbe anche offrire alla Chiesa una guida più attenta alle problematiche del genocidio palestinese e alle sfide interreligiose.
L’Outsider… Robert Francis Prevost

Tra i nomi che circolano nei conciliaboli e poco sponsorizzato , ma da tenere in comnsiderazione pre conclave, una figura si staglia in maniera inaspettata ma sempre più solida: quella del cardinale statunitense Robert Francis Prevost. E se il passaporto americano, solitamente una zavorra nella corsa al soglio pontificio, non rappresentasse stavolta un ostacolo? Prevost, per tutti “padre Bob”, potrebbe incarnare proprio quella linea di continuità con Papa Francesco che molti cardinali stanno cercand
Classe 1955, nato a Chicago in una famiglia cattolica di origini europee, Prevost è molto più di un curiale nordamericano. La sua lunga esperienza missionaria in America Latina, in particolare in Perù, lo ha trasformato in una figura che sfuma i confini geografici e ideologici tra Nord e Sud del mondo. Per questo, c’è chi lo considera quasi una voce del cosiddetto Global South, quel Sud globale che Papa Bergoglio ha riportato al centro dell’agenda ecclesiale.
Durante la sua permanenza in Perù, a capo di una diocesi tra le più povere e problematiche del Paese, Prevost ha condiviso la vita quotidiana delle comunità locali, imparando a leggere il mondo e la Chiesa da una prospettiva “rovesciata”. È lì che ha maturato una sensibilità particolare verso le dinamiche dell’emarginazione, delle migrazioni e delle disuguaglianze, intuendo il potenziale profetico di una Chiesa più vicina agli ultimi.










